L’inquinamento ed il risanamento del Lago d’Orta attraverso i documenti dell’Archivio Storico del CNR ISE e del portale "I giornali del Piemonte"

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Il Lago d’Orta è il più grande tra i laghi appartenenti per intero al territorio della Regione Piemonte ed il settimo lago italiano per volume d’acqua (1,3 km3). A partire dal 1927 ha subito un severo inquinamento industriale, che si è prolungato per decenni. Fin dalla sua fondazione (1938) l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi di Verbania ha studiato l’evoluzione dell’inquinamento del lago, denunciandone la gravità e proponendo interventi di recupero. Una significativa riduzione del degrado ha reso possibile, fra il 1989 e il 1990, un intervento di risanamento delle acque tramite immissione di carbonato di calcio, con la neutralizzazione dei principali inquinanti presenti nel lago. Le ulteriori fasi del recupero, inerenti gli aspetti chimici e biologici, sono tutt’ora in atto e oggetto di studio.

Su questi temi la Direzione Cultura e Turismo della Regione Piemonte ha recentemente finanziato un progetto al CNR ISE con i seguenti obiettivi:

  • 1) esaminare e ordinare la documentazione presente presso l’archivio storico dell’Istituto relativa agli studi sul lago, rendendola disponibile al pubblico via web (http://www.ise.cnr.it/it/archivio);
  • 2) raccogliere in formato digitale le più importanti pubblicazioni sul tema, presenti presso la biblioteca dell’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi (già Istituto Italiano di Idrobiologia);
  • 3) selezionare dal portale “I giornali del Piemonte” http://www.giornalidelpiemonte.it articoli riguardanti l’inquinamento ed il risanamento del Lago d’Orta;
  • 4) verificare l’esistenza di altro materiale presso gli archivi civici di altri centri del territorio.

Il progetto, svolto fra il dicembre 2016 e il novembre 2017, ha portato ai seguenti risultati:

1) Come previsto, l’esame dell’archivio storico del CNR ISE ha evidenziato una notevole mole di materiale relativo agli studi sul Lago d’Orta. Le informazioni reperite riguardano le attività di ricerca svolte dall’Istituto ed i contatti intercorsi con le autorità responsabili per il territorio (Amministrazione della Provincia di Novara) e con la direzione della ditta Bemberg. Questi documenti, precedentemente conservati in buste chiuse senza un dettaglio dei contenuti, sono stati ordinati, inseriti nell’archivio, digitalizzati e saranno resi disponibili nel sito http://www.ise.cnr.it/archivio

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Alcuni documenti sono risultati di particolare interesse per ricostruire le prime fasi dell’inquinamento del lago e i primi studi messi in atto per cercare di porvi rimedio, evidenziando episodi non noti e di un notevole interesse.
Il primo è costituito da una cronistoria delle ricerche riassunte dal prof. E. Baldi in una lettera del 10 luglio 1944 indirizzata alla direzione della Bemberg. In tale missiva, scritta poco dopo il suo ritorno dal fronte, Baldi espone per punti le informazioni a lui note, o perché derivanti dalle sue ricerche e da quelle di Rina Monti, o perché ottenute dalla consultazione dell’archivio Bemberg, messo a sua disposizione dall’allora direttore Ing. Elsaesser.

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Prima dell’inizio della produzione ( settembre 1926 ), la ditta Bemberg consultò il prof. Hans Bachmann (1866-1940), uno dei più importanti limnologi svizzeri, per avere notizie sulle caratteristiche del lago. Bachmann confermò la scarsità di informazioni sul Lago d’Orta, oggetto solo di sporadici prelievi da parte dell’Università di Milano (Rina Monti), e venne quindi incaricato di svolgere una indagine sulle caratteristiche delle acque. I risultati, consegnati nel 1925 e allegati in copia alla lettera del Baldi, evidenziarono la natura oligotrofa del lago, quale ci si doveva attendere da un ambiente non contaminato, con presenza di un popolamento planctonico ricco e di pesci, con caratteristiche biologiche molto simili a quelle del Lago Maggiore.
L' 11 settembre 1928, alla stazione di Lugano, ebbe luogo un colloquio fra il direttore della Bemberg e il prof. Bachmann, a seguito del quale furono inviati a quest’ultimo campioni dell’acqua del lago per ulteriori esami. In data 23 ottobre Bachman inviò alla Bemberg una lettera in cui manifestava sorpresa in quanto le acque del lago erano totalmente prive degli organismi planctonici che a suo tempo egli aveva riscontrato. Altri campioni furono spediti al Bachmann, che, in data 23 novembre 1928, confermò la scomparsa della vita dalle acque lacustri. La nocività delle acque di scarico della Bemberg venne confermata con esperimenti di laboratorio: già con una aggiunta del 5% di acque di scarico si hanno modifiche gravi ai popolamenti planctonici, con il 10% si ha scomparsa totale degli organismi.

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Alla verifica della scomparsa della vita nelle acque lacustri giunse Rina Monti solo tre anni dopo, quando con due campionamenti eseguiti il 19/06 e l’11/11/1929, riscontra l’avvenuto disastro ecologico, dandone prontamente notizia all’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere (Monti, 1930).
A partire dal 1944 Baldi iniziò una collaborazione con la ditta Bemberg per verificare la possibilità di allevare dapprima in laboratorio, quindi in vasche di più estese dimensioni, organismi planctonici in grado di vivere nelle acque inquinate del lago, con l’obiettivo di ripopolare le acque lacustri, nel tentativo di ricostruire una catena trofica che permettesse la re-introduzione di pesci. Tali attività furono descritte in numerosi documenti e pubblicate nella “Relazione del Direttore” delle “Memorie dell’Istituto Italiano di Idrobiologia”. Questo sforzo, pur compiuto con competenza e sulla base di principi ecologici corretti, non approdò a risultati operativi, anche per l’aumentata produzione della fabbrica, con un conseguente aumento degli scarichi, dopo una pausa della produzione durante la seconda Guerra Mondiale.

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2) L’evoluzione della qualità delle acque del lago e informazioni sulla flora e fauna lacustre è ricostruibile attraverso la selezione di circa 100 articoli scientifici, scelti fra circa 500 che considerano il lago. Due lavori, ad opera rispettivamente di Rina Monti (1930) e di Edgardo Baldi (1948) costituiscono le più importanti fonti sulle vicende delle prime fasi dell’inquinamento del lago d’Orta. Altri lavori considerano aspetti più specifici, con attenzione a quelli determinati dall’inquinamento delle acque. Alcuni di questi riportano, in anni diversi, sintesi dell’evoluzione degli studi e dell’inquinamento del lago. I cento articoli selezionati sono disponibili al sito: http://www.ise.cnr.it/archivio/orta/pubblicazioni-orta

3) Una visione degli stessi eventi in chiave giornalistica è stata ricavata da una selezione operata sul sito de “I Giornali del Piemonte” (www.giornalidelpiemonte.it), selezionati su tutte le riviste piemontesi sulla base delle seguenti parole chiave: Lago d’Orta, Inquinamento, Bemberg, Istituto Italiano di Idrobiologia, Idrobiologico, CNR, liming. Molti di questi articoli sono risultati di grande interesse per i dettagli contenuti, permettendo una puntuale ricostruzione di alcuni eventi importanti, quali ad esempio la costruzione e le prime fasi dell’attività della ditta Bemberg, l’intervento del 1989-90 per la neutralizzazione delle acque lacustri, gli inquinamenti da metalli tossici derivanti dalle attività elettrogalvaniche a partire dagli anni Sessanta. Preziosa è anche la testimonianza del dibattito esistente fra i contributi favorevoli alla presenza industriale, con il notevole benessere economico portato alla popolazione locale, e coloro che lamentano il danno ambientale e le conseguenti limitazioni nell’uso delle acque, Questo materiale è disponibile sul sito web dell’Istituto http://www.ise.cnr.it/archivio/pubblicazioni. 4) Un primo esame di altri archivi presenti sul territorio è stato condotto presso il Comune di Orta San Giulio, in particolare per gli anni dall’inizio dell’inquinamento delle acque (1924-25): si sono riscontrate numerose lettere dell’Assessorato all’Ecologia della Provincia di Novara relative alle vicende del lago, che andrebbero raccolte ed esaminate in dettaglio. Sono inoltre presenti lettere della ditta Bemberg, indirizzate a tutti i Comuni rivieraschi e alle autorità competenti per territorio, illustranti le diverse prove fatte per diminuire la tossicità degli scarichi. Per motivi di ordine diverso non è stato possibile esaminare gli archivi di altri Comuni rivieraschi, indagine che potrebbe rivelarsi fruttuosa. Interessante è inoltre la documentazione raccolta dal Parco del S. Monte d’Orta, relativa a licenze di pesca rilasciate negli anni ’60 del secolo scorso, indicanti ancora una residua attività in questo settore. Bibliografia Monti, R. 1930. La graduale estinzione della vita nel limnobio del Lago d’Orta. Rend. Ist. Lomb. Sc. Lett., 63: 3-22. Baldi, E. 1949. Il Lago d’Orta, suo declino biologico e condizioni attuali. Mem. Ist. ital. Idrobiol., 5: 145-188.


Bibliografia:

Monti, R. 1930. La graduale estinzione della vita nel limnobio del Lago d’Orta. Rend. Ist. Lomb. Sc. Lett., 63: 3-22.

Baldi, E. 1949. Il Lago d’Orta, suo declino biologico e condizioni attuali. Mem. Ist. ital. Idrobiol., 5: 145-188.